Sempre più persone con artrosi al ginocchio o all’anca si chiedono se il PRP possa essere la soluzione giusta per loro. E le domande che arrivano in studio sono spesso molto pratiche: quante sedute servono? Quanto durano gli effetti? Fa male? Quanto costa? Posso continuare a lavorare dopo?
Questo articolo nasce proprio per rispondere a quelle domande — nel modo più chiaro e onesto possibile, senza aspettative esagerate e senza sminuire i risultati reali che questa terapia può dare.
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ToggleCome funziona davvero il PRP sul tessuto articolare
Il PRP (Plasma Ricco di Piastrine) è un concentrato biologico ottenuto dal proprio sangue. Dentro ogni millilitro di PRP ci sono da 3 a 8 volte più piastrine rispetto al sangue normale, e con esse una quantità elevata di fattori di crescita: proteine che il corpo usa naturalmente per riparare i tessuti danneggiati.
Quando queste sostanze vengono iniettate direttamente nell’articolazione colpita dall’artrosi, accade una serie di cose specifiche:
→ Si riduce l’infiammazione locale, interrompendo i segnali di dolore cronico
→ Si stimolano le cellule cartilaginee (condrociti) a produrre nuovo collagene
→ Si migliora la qualità del liquido sinoviale, che torna a svolgere meglio la funzione lubrificante
→ Si rallenta il processo degenerativo della cartilagine
Non è una “ricarica” della cartilagine consumata — non si riformano centimetri di cartilagine che non ci sono più. Ma è un segnale biologico reale che può rallentare il peggioramento e, nella maggior parte dei casi, ridurre in modo significativo il dolore.
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Quante sedute di prp servono?
Una delle domande più frequenti. La risposta dipende dalla gravità dell’artrosi, dall’articolazione trattata e dalla risposta individuale, ma il protocollo più utilizzato prevede:
Artrosi lieve-moderata (gradi I-II Kellgren-Lawrence):
2-3 infiltrazioni, distanziate di 2-4 settimane l’una dall’altra
Artrosi moderata-grave (gradi II-III):
3 infiltrazioni nel ciclo iniziale, possibile secondo ciclo dopo 6-12 mesi
Artrosi molto avanzata (grado IV):
Il PRP da solo offre benefici limitati; in questi casi si valutano terapie combinate o l’intervento chirurgico
In alcuni casi si può scegliere di fare una sola infiltrazione di valutazione per vedere come risponde l’articolazione, ma nella mia esperienza clinica i risultati migliori si ottengono con cicli completi.
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Quanto durano gli effetti del PRP?
È la domanda a cui è più difficile rispondere in modo univoco, perché i risultati variano da persona a persona. Sulla base dei dati clinici e della letteratura scientifica, possiamo dire che:
La maggior parte dei pazienti avverte un miglioramento significativo entro 4-8 settimane dalla prima infiltrazione. Il beneficio massimo si raggiunge generalmente tra le 8 e le 12 settimane.
In media, gli effetti durano tra 6 e 18 mesi.
I fattori che influenzano la durata:
→ Età del paziente (risposta biologica più attiva nei pazienti più giovani)
→ Gravità dell’artrosi (meno cartilagine residua = effetti meno duraturi)
→ Stile di vita (sovrappeso, attività fisica intensa accelerano il deterioramento)
→ Qualità del PRP prodotto (numero di piastrine concentrate, protocollo di centrifugazione)
→ Uso associato di fisioterapia
Quando gli effetti si esauriscono, la terapia può essere ripetuta senza problemi.
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Fa male? Cosa si prova durante e dopo l’infiltrazione PRP al ginocchio
Durante la procedura:
Il prelievo del sangue è identico a un normale esame del sangue. L’infiltrazione stessa può provocare un lieve fastidio, simile a quello di qualsiasi iniezione intra-articolare. Quando viene eseguita con guida ecografica — come facciamo sempre in studio — la precisione è massima e il disagio è minimo.
Nelle 24-72 ore successive:
Molte persone riferiscono un aumento temporaneo del dolore e del gonfiore. Questo non è un segnale negativo: è la risposta infiammatoria che il PRP innesca deliberatamente per attivare il processo di riparazione. Scompare da sola.
Cosa non fare nei giorni successivi:
→ Non assumere antinfiammatori (FANS) per almeno 5-7 giorni: interferiscono con l’azione dei fattori di crescita
→ Evitare sforzi fisici intensi per 48-72 ore
→ Applicare ghiaccio se c’è gonfiore, mai calore nelle prime 48 ore
Dopo la prima settimana:
La maggior parte delle persone riprende le normali attività quotidiane senza limitazioni significative.
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PRP al ginocchio: i risultati che si ottengono
Il ginocchio è l’articolazione più studiata per la terapia con PRP. I dati della letteratura sono abbastanza consistenti:
Nei pazienti con artrosi di grado I-III, il PRP riduce il dolore in modo statisticamente significativo rispetto al placebo, con miglioramenti che nel 70-80% dei casi vengono mantenuti almeno per un anno.
Chi risponde meglio:
→ Pazienti tra 45 e 65 anni
→ Artrosi femoro-tibiale mediale o laterale
→ Dolore presente da almeno 6 mesi ma senza deformità articolare grave
→ Indice di massa corporea inferiore a 30
Chi risponde meno:
→ Artrosi di grado IV con spazio articolare quasi assente
→ Pazienti con forte sovrappeso non corretto
→ Presenza di infezione articolare o sinovite acuta
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PRP all’anca: cosa cambia
Rispetto al ginocchio, l’infiltrazione all’anca è tecnicamente più complessa perché l’articolazione è più profonda. Per questo viene sempre eseguita con guida ecografica o radiologica, che garantisce la corretta posizione dell’ago.
Le indicazioni principali per il PRP all’anca:
→ Coxartrosi lieve-moderata (gradi I-II-III)
→ Sindrome femoro-acetabolare con componente infiammatoria
→ Dolore inguinale o gluteo di origine articolare
→ Pazienti che vogliono posticipare la protesi d’anca
I risultati sull’anca sono generalmente buoni, anche se mediamente leggermente inferiori a quelli sul ginocchio in termini di durata. Questo dipende in parte dalla maggiore difficoltà tecnica e in parte dal fatto che l’anca tende ad avere meno spazio articolare disponibile già nelle fasi intermedie dell’artrosi.
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PRP e Acido Ialuronico
Sì, e in alcuni casi questa è la strategia migliore.
L’acido ialuronico agisce principalmente come lubrificante e ha un effetto sintomatico più rapido. Il PRP ha un’azione più lenta ma più profonda, di tipo rigenerativo.
Quando li combiniamo:
→ L’acido ialuronico migliora il “terreno” articolare
→ Il PRP stimola la riparazione dei tessuti
→ I due effetti si sommano, con risultati spesso superiori a ciascuna terapia da sola
La sequenza più usata prevede un ciclo di acido ialuronico seguito da uno di PRP, o in alcuni protocolli l’iniezione dei due prodotti nella stessa seduta, in momenti separati.
La scelta dipende sempre dalla valutazione clinica individuale.
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Controindicazioni: quando il PRP non va fatto
Il PRP è una terapia sicura, ma non è adatta a tutti. Le controindicazioni assolute sono:
→ Infezione articolare o sistemica in corso
→ Neoplasie attive o in trattamento oncologico
→ Disturbi gravi della coagulazione
→ Piastrinopenia grave (piastrine < 100.000/μL)
→ Allergia ai componenti del kit di separazione
Controindicazioni relative (da valutare caso per caso):
→ Terapia anticoagulante (warfarin, NAO): possibile sospensione temporanea
→ Uso di FANS ad alte dosi: sospendere almeno 7 giorni prima
→ Diabete non compensato
→ Anemia significativa
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Domande frequenti (faq)
Il PRP è rimborsato dal SSN?
No. Attualmente non rientra nei LEA (Livelli Essenziali di Assistenza) e non è a carico del Servizio Sanitario Nazionale. Alcune assicurazioni integrative lo coprono parzialmente: è utile verificare con la propria assicurazione prima di prenotare.
Posso lavorare dopo l’infiltrazione di PRP?
Se si tratta di un lavoro sedentario, sì — già dal giorno seguente nella maggior parte dei casi. Se il lavoro richiede sforzo fisico intenso o stare in piedi per molte ore, è consigliabile prendersi 2-3 giorni di pausa.
Quante volte si può ripetere il trattamento?
Non c’è un limite assoluto. Il ciclo può essere ripetuto ogni 6-12 mesi. Essendo un prodotto autologo (del proprio sangue), non c’è rischio di sensibilizzazione o allergia con le ripetizioni.
Il PRP funziona anche per altre articolazioni?
Sì. Oltre a ginocchio e anca, si usa con buoni risultati anche per spalla (artrosi gleno-omerale, tendinopatie), caviglia, articolazioni della mano e del piede. I protocolli variano in base all’articolazione trattata.
Posso fare sport dopo il PRP?
Attività leggera (camminata, nuoto, bici) può riprendere dopo 5-7 giorni. Sport ad alto impatto (corsa, tennis, calcio) è meglio aspettare almeno 2-4 settimane, per permettere ai fattori di crescita di agire senza interferenze.
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Il PRP è la scelta giusta per te?
Non esiste una risposta valida per tutti. Il PRP è uno strumento potente, ben documentato e sicuro — ma il suo valore dipende da quando viene proposto, a chi e in quale contesto clinico.
Se hai artrosi di grado lieve-moderato, dolore persistente che limita la tua qualità di vita, e stai cercando una soluzione che vada oltre il semplice antidolorifico, il PRP merita di essere valutato seriamente.
Il passo giusto è una consulenza specialistica che analizzi la tua situazione specifica: le immagini radiologiche, il grado di artrosi, le tue aspettative e le tue abitudini di vita. Solo dopo questa valutazione si può stabilire se il PRP è la scelta migliore, da solo o in combinazione con altre terapie.
Puoi prenotare una visita o richiedere una consulenza online direttamente su drleonidas.com — con la possibilità di inviare in anticipo i tuoi esami radiografici per ottimizzare i tempi della visita.
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Articolo a cura del Dott. Leonidas Kontochristos
Specialista in Ortopedia e Traumatologia
Laureato presso l’Università “G. D’Annunzio” di Chieti, specializzato in Ortopedia e Traumatologia presso l’Università de L’Aquila.
